BREVE INQUADRAMENTO STORICO

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale (1914) il paese di San Pier d’Isonzo, allora soggetto al governo austriaco, viene coinvolto nel conflitto. Gli uomini abili al servizio militare vengono infatti arruolati nell’esercito austro-ungarico e inviati a combattere per lo più nel lontano fronte orientale.

All’inizio del giugno 1915 le truppe italiane, non senza difficoltà per le abbondanti piogge, superano l’Isonzo e occupano i paesi del Monfalconese, mentre le difese austro-ungariche sono attestate sul ciglione carsico. Il colle Sant’Elia è presto preso, ma è di scarsa utilità.

Il paese di San Pier è ancora abitato da molti civili: donne, giovani e bambini, uomini non arruolati nell’esercito austro-ungarico. Il rapporto tra militari e civili nel contesto della guerra non è semplice: alcuni civili vengono interrogati ed anche arrestati (tra cui il parroco Veliscig) per il timore che fossero spie austriache; diverse famiglie iniziano ad abbandonare il paese per trovare rifugio lontano dal fronte.

Questa guerra, soprattutto quella combattuta sul Carso, è stata definita “di posizione” o “di logoramento” perché le truppe si trovano contrapposte per lungo tempo in terreni ristretti senza una reale possibilità di prevalere. La dinamica del conflitto è lenta, farraginosa e stagnante, tanto che al termine delle operazioni estive del 1915 di fronte agli scarsi risultati ottenuti con gli attacchi condotti a viva forza, eseguiti cioè con l’assalto frontale della fanteria, il comando della Terza Armata (che gestiva le operazioni nel settore a sud di Gorizia) ordina alle proprie unità di attuare il procedimento dell’attacco metodico: “ogni giornata deve segnare per ogni corpo d’armata un passo avanti verso le posizioni nemiche ed ogni conquista, una volta fatta, deve essere mantenuta.”

Nel 1915-1916 il paese di San Pietro per l’esercito italiano è luogo di difesa avanzata prossimo del settore carsico più vicino. Il territorio viene attraversato da trincee e ripari che rappresentavano linee di contenimento, mentre vengono realizzati ponti sull’Isonzo sia tra San Pier e Villesse (in legno) che a Cassegliano (un ponte di barche e cavalletti chiamato Doppio Zero). Trovano collocazione artiglierie, depositi di munizioni, attendamenti, baracche, cucine da campo, posti di comando e di comunicazione e tutto ciò che necessitano i reparti militari in sosta provvisoria. Presso la chiesa di San Zanut viene realizzato un campo per velivoli aerostatici (Draken Ballon), utilizzati per l’osservazione delle postazioni nemiche. Diversi gli ospedali da campo che trovano posto nel territorio comunale, mentre il cimitero civile viene ampliato ospitando numerose sepolture di militari.

La presenza delle truppe d’occupazione e la vicinanza con il fronte fanno sì che il paese sia oggetto di diversi bombardamenti da parte austriaca: in particolare è l’alto campanile ad essere un bersaglio, tanto che diversi colpi raggiungono la chiesa danneggiandola pesantemente, fino alla domenica delle palme del 1916 quando la torre campanaria viene distrutta. A seguito dei bombardamenti si contano anche vittime tra i civili.

Il complesso di Villa Prandi, abbandonato dai proprietari, viene requisito dalle truppe d’occupazione. La villa nell’estate del 1917 viene utilizzata come sede del comando del XXIII corpo d’armata con a capo il generale Armando Diaz. Questa presenza importante in paese contribuisce al restauro delle chiese. Il tetto della chiesa parrocchiale viene risistemato dal Genio Militare, tanto che viene solennemente riaperta al culto nell’agosto del 1917; nella chiesa di Cassegliano, nella quale un pittore soldato (Angelo Landi) realizza alcune tempere oggi sparite.

Con la rotta di Caporetto alla fine di ottobre del 1917 le truppe austro-ungariche riprendono possesso del paese, mentre una parte della popolazione civile lo aveva già abbandonato trovando rifugio all’interno del Regno d’Italia.

CENNI SUL SISTEMA DIFENSIVO NELLA PIANURA ISONTINA

Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale (1914) anche il paese di San Pier d’Isonzo venne coinvolto nelle dinamiche del conflitto.
Riteniamo utile ricordare che la popolazione di S. Pier era da un secolo fedele suddita dell’Impero asburgico e gli uomini abili al servizio militare venivano arruolati nell’esercito austro ungarico.
Nel 1915, dopo l’ingresso in guerra dell’Italia, le truppe italiane occuparono i paesi ai piedi del carso tra cui S. Pier d’Isonzo, che si ritrovò, di fatto, in prossimità del fronte ovvero nella primissima retrovia del fronte.
Più precisamente nel 1915-1916 San Pietro era luogo di difesa avanzata del Settore carsico più vicino. Come tale sul territorio circostante e nell’abitato, disponeva di artiglierie, infermerie di primo soccorso, ospedaletto da campo, ambulanze, attendamenti, baracche, depositi di munizioni, cucine, cavalli, alloggi ufficiali e mensa, posti di comando e di comunicazione e tutto ciò che necessitava un reparto militare in sosta provvisoria.
Il paese subì diversi danni a causa dei bombardamenti ed ebbe molte perdite di vite umane, sia in termini di civili che di soldati (20 caduti).
Il centro abitato era bersagliato da frequenti bombardamenti, che miravano prevalentemente al campanile parrocchiale (osservatorio dell’artiglieria italiana), ai ponti e agli altri obiettivi militari.
La guerra aveva colpito duramente la popolazione per un comune che in quel momento forse era abitato da circa 1000 persone.
La Villa Prandi venne requisita e qui, nell’estate del 1917, trovò sede il Comando del XXIII Corpo d’Armata con a capo il Generale Armando Diaz. Sull’Isonzo, nel territorio di S. Pier, furono realizzati due ponti provvisori, uno in legno tra S. Pier e Villesse e l’altro di barche e cavalletti chiamato Doppio Zero a Cassegliano. Presso S. Zanut era attiva una stazione di veivoli aerostatici (Draken Ballon).
La Prima Guerra Mondiale, soprattutto quella combattuta sul carso, è stata definita come “guerra di posizione o di logoramento” in cui le potenze si trovarono contrapposte l’una all’altra per molto tempo senza possibilità di prevalere.
La dinamica del conflitto era lenta, farraginosa e stagnante, tanto che al termine delle operazioni estive (giugno-luglio 1915), di fronte gli scarsi risultati ottenuti dagli attacchi condotti a viva forza, eseguiti cioè con l’assalto frontale della fanteria, il comando della Terza Armata ordinò alle proprie unità di attuare il procedimento dell’attacco metodico sintetizzato nella frase:
“ogni giornata deve segnare per ogni corpo d’armata un passo avanti verso le posizioni nemiche ed ogni conquista, una volta fatta, deve essere mantenuta”.

CENNI SUL SISTEMA DIFENSIVO NELLA PIANURA ISONTINA

Attualmente il territorio restituisce alla memoria della collettività, dei visitatori, preziosissime testimonianze, capaci di mantenere vivo il ricordo e diffondere la conoscenza degli eventi legati al primo Conflitto Mondiale.

Nello specifico il Colle S. Elia riconsegna oggi il “Parco della Rimembranza”, il Museo Storico della Prima Guerra Mondiale, il Monumento a ricordo dei caduti di tutte le guerre, cimeli di guerra, ecc.  

In pianura vengono restituiti tratti di trincee (1915-1916) che facevano parte di un più ampio progetto difensivo denominato «linee fortificate sul fronte dell’Isonzo», che aveva lo scopo di rallentare un’eventuale avanzata avversaria e consentire un ripiegamento ordinato dei reparti.

La strutturazione difensiva della zona di pianura si configurava come “grande retrovia”, polmone indispensabile alle attività belliche condotte sul carso dai reparti italiani della Terza Armata.

Il territorio di competenza della Terza Armata, alle spalle dell’altipiano carsico, si presentava per la gran parte pianeggiante, quindi privo di ostacoli e di linee difensive naturali; queste caratteristiche orografiche resero necessaria la realizzazione di un sistema di linee che sfruttava in prevalenza i corsi d’acqua.

In questo ambito diventava importante la protezione dei passaggi sul fiume Isonzo da attuarsi attraverso le cosiddette «linee delle teste di ponte» di Sagrado, Pieris, ecc. che a sua volta si suddividevano in linee di “difesa” dal S. Elia a Turriaco e (un’altra detta) di “arresto” a Cassegliano.

Nell’estate del 1915, con l’affermarsi della guerra di posizione, il Comando Supremo raccomandava ai Comandi della Seconda e Terza Armata di procedere alla sistemazione difensiva alle spalle dei reparti operanti in linea, per proteggere le grandi unità schierate sul carso e sull’Isonzo in caso di sfondamento delle posizioni avanzate.

Le disposizioni suggerivano ai comandi del genio d’armata di “… largheggiare nella costruzione di trincee in cemento armato robustamente blindate e nelle difese accessorie di filo di ferro molto resistente, di cordoni di acciaio dolce, di rotaie di ferrovia …”.

Rispettoso di questo principio costruttivo sono anche le trincee di S. Pier d’Isonzo che, a distanza di anni, quelle rimaste, si trovano in discreto stato conservativo anche se bisognose di manutenzione e di pulizia dal verde, arbusti, piante, ecc., che in taluni casi le stanno coprendo-soffocando.

Alcune trincee, quelle più vicine al paese, nel corso del conflitto fungevano anche da ripari, rifugio per la popolazione durante i ripetuti bombardamenti.

Successivamente dopo la fine della guerra, alcune trincee vennero utilizzate come ricovero attrezzi agricoli da parte dei conduttori dei fondi attigui.

Inoltre si ha testimonianza che almeno due trincee coperte in cemento armato furono utilizzate come vere e proprie abitazioni (in una risiedeva Virgilio Mosettig meglio conosciuto come “Virgilio Santonego”, nell’altra ha vissuto per breve periodo una famiglia in attesa della ricostruzione della propria casa).

Le linee trincerate esistenti nel territorio di S. Pier d’Isonzo fanno parte del sistema difensivo in pianura ed erano inserite nel contesto delle linee arretrate o meglio, come già accennato, nelle «linee delle teste di ponte».

Attualmente i tratti di trincee esistenti li troviamo indicati nella planimetria del depliant «S. Pier d’Isonzo tra storia e natura».

Si riportano di seguito l’elenco dei tratti di trincee esistenti:

  1. Trincee presso Colle S. Elia;
  2. Trincee di via C. Battisti, che intersecano la strada bianca per Fogliano;
  3. Trincee di via Dante Alighieri, lungo la stradina interpoderale, sino adiacenze della scuola di equitazione “Criniere al vento” e prolungamento delle stesse dopo via Rosarol;
  4. Trincee di via Aquileia, attigue al canale di irrigazione del Consorzio di bonifica della Venezia Giulia;
  5. Trincee in località Casate, stradina interpoderale laterale via A. Diaz.

Per una migliore individuazione delle trincee esistenti si è ritenuto di predisporre una serie di immagini fotografiche secondo la sequenza dell’elenco suindicato.

Riteniamo, altresì, doveroso sottolineare che, nell’ottobre del 1917, con la disfatta di Caporetto e la conseguente invasione della pianura friulana, divenne completamente inutile tutto il complesso difensivo predisposto dalla Terza Armata che dovette ripiegare sul Tagliamento, e successivamente sul Piave, per evitare l’aggiramento da parte delle forze austro-tedesche. Auspichiamo che queste trincee possano in futuro essere oggetto di interventi di pulizia e manutenzione, per renderle visitabili e raggiungibili attraverso dei percorsi storici mirati che valorizzino e testimonino gli eventi del passato legati al primo conflitto mondiale.

Immagini di: “1. Trincee presso Colle S. Elia”
Immagini di: “2. Trincee di via C. Battisti, che intersecano la strada bianca per Fogliano – da Fogliano a San Pier, a destra in zona boschiva”
Immagini di: “2. Trincee di via C. Battisti, che intersecano la strada bianca per Fogliano – da Fogliano a San Pier, a sinistra”
Immagini di: “2. Trincee di via C. Battisti, che intersecano la strada bianca per Fogliano – da Fogliano a San Pier, a sinistra”
Immagini di: “2. Trincee di via Dante, lungo la stradina interpoderale, sino adiacenze scuola equitazione”
Immagini di: “4. Trincee di via Aquileia, Cassegliano Bosean”